1997 – 2002

Anna Maria Gherardi, Antonio Piovanelli, Pino Censi, Elsa Agalbato, Castiglioncello, 1998

Nel 1997 cominciai a pensare di poter formare un gruppo teatrale. Capii che l’unico modo per presentare spettacoli originali, secondo una poetica personale, era realizzarli con attori, musicisti e tecnici che fossero sulla stessa linea d’onda.  

Non volevo più utilizzare testi teatrali. Mi parve che la struttura drammaturgica che la maggior parte degli autori utilizzava da sempre non corrispondeva a quello che avevo in mente.

Pensai che dovevo comporre io stessa i copioni. Le esperienze che avevo accumulato, dal teatro di tradizione, alla ricerca sulla voce, alla scrittura, alla regia, mi permisero di concepire e di dare forma alla parola in unità con altri elementi : luce, suono, movimento.

I testi potevano derivare dalla  poesia, dal teatro, dai libretti d’opera o da un racconto, estraendone solo alcune parti. E dovevano essere brevi. La luce creava lo spazio, i suoni e la musica, registrati o dal vivo, essere parte altrettanto sostanziale della composizione. Fui certamente molto influenzata dagli spettacoli di Pina Baush e di Peter Brook .

Nel luglio del 1998 fondai l’associazione culturale Vaghe Stelle insieme agli attori Antonio Piovanelli, Anna Maria Gherardi, Pino Censi e Jader Baiocchi.

Elsa Agalbato, Antonio Piovanelli, Anna Maria Gherardi, Pino Censi durante le prove di i tristi e cari moti del cor, 1998

Debuttammo al Festival di Castiglioncello con uno spettacolo dal titolo I tristi e cari moti del cor, tratto dalle opere di Giacomo Leopardi. Si trattava di un lavoro in cui gli attori recitavano, a memoria e in movimento, alcuni Canti, un’ Operetta morale, e alcune parti dello Zibaldone, mentre aleggiava di tanto in tanto la voce registrata di Leopardi bambino. La musica fu curata da Luca Spagnoletti. La scena era vuota, segnata soltanto da alcune pile di libri. E infine gli effetti di luce erano talmente cangianti da determinare spazio e clima di ogni singola scena e dei movimenti degli attori. All’epoca non si usavano ancora le luci digitali o i video, ma il risultato finale si avvicinava alle tecniche odierne perché erano il frutto di un’attenta ricerca.

Lo spettacolo fece una tournée tra i maggiori Festival estivi.

E al Teatro Argentina di Roma presentammo una lettura dei testi leopardiani in occasione del bicentenario della nascita di Leopardi.

I tristi e cari moti del cor…
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Sempre nello stesso periodo preparai, con Antonio Piovanelli e il percussionista Antonio Caggiano, un lavoro tratto dal Secondo Libro de l’Eneide.  La storia dell’incendio di Troia e la fuga di Enea.

Sul palcoscenico solo uno sgabello, mentre, dall’altro lato, lo spazio era completamente occupato da strumenti a percussione: marimba, tamburi, gong, legni, triangolo… La musica e i suoni andavano di pari passo accompagnando il racconto di Enea. Debuttammo al Teatro Bibiena di Mantova durante il Festivaletteratura del 1998.

Nel 1999 cominciai a lavorare ad uno spettacolo dal titolo Fuochi tratto da Fedra di D’Annunzio e da una lettera di Santa Caterina da Siena. La protagonista delle due parti era Anna Maria Gherardi. Volevo metter in luce e confrontare due passioni d’amore opposte ma simili allo stesso tempo: la passione erotica e quella spirituale. Accanto all’attrice pensai di porre questa volta una cantante, Emanuela Garroni, che accompagnasse i momenti salienti della recitazione con una vocalità contemporanea.  La musica elettronica era di Luca Spagnoletti.

Debuttammo al Cantiere Internazionale d’Arte di Montepulciano nel luglio 2000

Anna Maria Gheradi in Fuochi da D’Annunzio e Santa Caterina da Siena
Anna Maria Gherardi e Emanuela Garroni

Poi la voce di Santa Caterina corse per le strade di Siena.

Fu Antonio Prete, critico letterario, poeta e insigne professore all’Universita di Siena ad invitarmi a Siena per realizzare una performance per le strade della città.

In quest’occasione raccontai ancora il personaggio della Santa, interpretata da Alvia Reale utilizzando alcune parti delle sue lettere. Così la voce della Santa risuonava per le strade della città partendo dalla di Chiesa di Santa Caterina, per giungere alla Scalinata del Battistero e terminare alla bellissima Fonte Branda, mentre il pubblico la seguiva, attratto dalle sue parole, quasi come in una processione al calar del sole. Fu un momento di grande emozione per tutti.

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Nel 2001 pensai che potevo raggruppare i tre spettacoli, allestiti precedentemente, col titolo Lingue di poesia,  e realizzarli a Roma al Teatro dei Servi in una settimana.

Fu un’impresa impegnativa ma dalla quale ebbi molte soddisfazioni.

Nel 2002 il mio interesse per un teatro più performativo si concretizzò ancor di più. Ritrovai un racconto di Friederich Dürrenmatt, Il Minotauro. Lo avevo letto molti anni prima e, in quel momento, fu molto chiaro che poteva essere un testo da proporre sotto forma scenica perché aderiva al mio modo di concepire il teatro. Dopo una lunga ricerca trovai un danzatore-performer tedesco che mi parve perfetto per interpretare il ruolo del minotauro: Nils Dümke, insieme a lui, Francesca Beatrice Vista e Raffaele Morellato Lampis, danzando e con movimenti  performativi, esprimevano tutto il pathos del testo, mentre una voce narrante registrata, la mia, portava avanti la storia. Fu un gran successo di pubblico e di critica allo Spazio Uno di Roma.

Invito Il Minotauro
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Invito Il Minotauro
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Minotauro 5 2002
Minotauro 6 2002
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