Nel 1988 fui chiamata dalla RAI per un film-documentario dal titolo Casa Leopardi. Mi parve fantastico farne parte nel ruolo della contessa Leopardi, madre del giovane Giacomo, insieme, tra gli altri, a Massimo Foschi e Edoardo Siravo.
La storia del grande poeta mi aveva sempre affascinato e la lettura dei suoi Canti era una delle mie preferite fin dalla prima giovinezza. Così approfittai dell’occasione per rileggerli. Allo stesso tempo lavorai molto sul personaggio della madre, poiché in questo lavoro veniva messo in risalto il rapporto familiare di Giacomo, costretto a restare per molti anni a Recanati, sottomesso ad un padre tiranno dal quale solo tardi riuscì a staccarsi, e ad una madre altrettanto rigida.


In quel periodo cercai di restare più a lungo a Roma e, siccome mi piaceva scrivere, pensai ad un progetto che da qualche tempo si riaffacciava alla mente.
Tutto risaliva a quando recitai per la prima volta con Alfredo Bianchini nel 1980 il quale, osservandomi bene, mi disse nel suo modo fiorentino di parlare: “Cocchina, ma sai che te assomigli molto a Marta Abba?”
Fui molto grata ad Alfredo per avermi sempre sostenuta e per questa scoperta che mi fece fare. Avevo sentito parlare, certo, di Marta Abba, la musa di Pirandello per la quale scrisse numerose opere teatrali ( di cui lei ebbe i diritti fino alla sua morte e che non cedeva facilmente). Ma non l’avevo mai vista in fotografia e non conoscevo molto della sua vita, se non che Pirandello l’aveva amata moltissimo in tarda età.


Scoprii che era vero, una certa somiglianza c’era tra lei e me. Curiosa di saperne di più cominciai a cercare notizie. Mi recai per molti giorni alla Biblioteca della Siae, in via del Sudario a Roma, proprio vicino a Largo Argentina. Biblioteca che purtroppo non esiste più. Trovai molti documenti, articoli e fotografie che ripercorrevano il loro incontro artistico. Mi appassionai così tanto che decisi di scrivere il soggetto per un film pensando che fosse molto interessante raccontare una storia d’amore e d’arte vissuta da personaggi reali, e immaginando che avrei potuto interpretare il ruolo di Marta.
Andai a trovare persino una delle ultime testimoni di quel periodo, la scrittrice Paola Masino, nonché compagna di Massimo Bontempelli. Arrivai a casa sua, in Viale Liegi 10, mi aprì lei stessa e mi condusse, attraverso un corridoio pieno di libri, in una stanza altrettanto piena di libri. Mi accorsi che era quasi cieca e portava delle lenti scure e spesse. Fu gentile con me, e alla mia domanda “Che tipo di relazione c’era tra Marta Abba e Pirandello?” Lei, che aveva frequentato la coppia, mi disse con certezza che fra loro non c’era stata alcuna relazione sessuale. “Pirandello pur amando molto questa giovane donna, bella e appassionata di teatro, non poteva andare oltre. Era ancora sposato, anche se la moglie era ricoverata da molti anni in un ospedale psichiatrico, e per lui, uomo d’onore, profondamente siciliano, sarebbe stato impossibile avviare una vera e propria relazione con Marta. Il suo amore fu del tutto platonico”.
Poi trovai, attraverso Arnaldo Ninchi, il modo di contattare Cele Abba, la sorella di Marta, che si occupava dei diritti delle opere di Pirandello. Marta era già molto malata e non fu possibile parlarle direttamente.

Mi misi a scrivere con decisione e, una volta terminato, feci leggere il trattamento a Suso Cecchi D’Amico che conoscevo. Lei mi disse che era ben scritto, ma che l’argomento affrontato, molto colto e affascinante, non avrebbe però trovato facilmente una produzione.
Ci restai male ovviamente, ma lo sottoposi anche ad un produttore cinematografico che conoscevo, Luciano Perugia. La risposta fu la stessa. La delusione era forte.
Avevo realizzato un buon soggetto con relativo trattamento. Non volevo mettere tutto in un cassetto e lasciar perdere, sebbene mi rendessi conto che il percorso per arrivare alla produzione di un film era veramente troppo arduo per me e in fondo non era questa la mia strada.
Dopo qualche tempo trovai invece la possibilità di farlo produrre per la radio. Feci alcune modifiche e A Marta andò in onda in tre puntate su Radio2.