1993 – 1995

Dall’autunno del 1989 avevo deciso di passare lunghi periodi dell’anno a Parigi. Conoscevo quest’ affascinante città fin dalla mia prima giovinezza e sapevo che dei lunghi soggiorni avrebbero potuto influire sulla mia mente e sulla mia creatività. Acquisii nuovi amici parigini e nel 1992 conobbi lo scrittore Jean Louis Bourdon di cui, al TeatroDue di Roma, avevamo messo in scena il suo testo Visita di un padre a suo figlio. Fu un incontro simpatico, era un uomo ancora giovane che, pur avendo attraversato molte esperienze complesse nella sua giovinezza, approdò, quasi dalla strada, al mondo del teatro. I suoi testi avevano un‘aria drammatica e disincantata allo stesso tempo, virando la realtà verso l’assurdo.

Jean-Louis mi presentò una sua cara amica poetessa e autrice di teatro, Brigitte Athéa. Ci trovammo simpatiche e dopo qualche incontro mi propose di fare la regia di un suo testo poetico. Voleva formare una compagnia di sole donne: autrice, regista, attrici,musicista, tutto al femminile. Pur con molto timore capii che si trattava di un’occasione da non perdere e mi buttai a capofitto per realizzare, nel maggio del 1993, la mia prima regia al Théatre de la Francophonie , Pavillon du Charolais, au Parc de la Villette de Paris: Instants de Femmes.

Leggendo il testo, che era pensato per una sola attrice come monologo, mi resi conto che poteva invece essere diviso e costruito per tre attrici, tre diverse voci. E Brigitte accettò questo cambiamento.
Poi, facendo un sopralluogo del teatro, vidi che c’erano possibilità tecniche molto all’avanguardia. Questo mi permise di realizzare la mise en scène in un palcoscenico nudo, senza elementi scenografici, ma solo con effetti geometrici delle luci. Inoltre, avendo a disposizione la musica di un’eccellente musicista italo-francese, Graciane Finzi, utilizzai vari suoi brani, tagliandoli e cucendoli, per creare un tessuto sonoro che si sposava armoniosamente con il testo.
Fu un bel successo e pensai di avere qualche buona carta per continuare ad occuparmi di regia, sebbene in Italia le donne registe di teatro si contavano sulle dita di una mano.

Tra il 1993 e il 1995, quando tornavo a Roma da Parigi, ebbi la possibiltà di scrivere per la Radio. Mi piaceva. Non era teatro ma s’immaginava tutto con la mente.
Scrissi alcuni sceneggiati radiofonici e brevi racconti che andarono in onda su Radio2 e Radio3.
Ma ricordo in particolare un progetto, realizzato insieme a Beatrice Monroy. Proponemmo a Rai International una serie di puntate, intitolate Uno scrittore e la sua terra, che raccontavano la vita di vari scrittori nati nel Sud, nel Centro e nel Nord Italia. La trasmissione ebbe un enorme successo, negli Stai Uniti e in America del Sud, nelle diverse comunità italiane.

Poi nel giugno del 1995 misi in scena un testo di Josina Fatuzzo, Come vecchi paltò, che debuttò a Siracusa. Il testo riecheggiava Pirandello nella scelta stilistica ma con una sua originalità che lo rendevano misterioso e intrigante.
Nel cast c’erano Anna Maria Gherardi e Eduardo Siravo.

Sempre nello stesso anno, cominciai ad avvicinarmi all’arte contemporanea, e alla Sala Uno, galleria d’arte contemporanea di Roma, nell’ambito di Animato 95, misi in scena la voce con un’installazione di Silvia Stucky e la musica di Luca Spagnoletti.

Sul mare nel mare tratto da La donna e il mare di Ibsen,

Estratto – Sul mare nel mare