Nella mia testa continuavo a chiedermi quali altre strade percorrere per riaccendere il mio interesse per il teatro e per dare una svolta più contemporanea alla mia esperienza. Non era facile, le mie conoscenze teatrali erano prevalentemente all’interno di un giro di compagnie che mettevano in scena testi classici, in una dimensione artistica di buon livello, ma con un’impostazione tradizionale, che agiva nei grandi teatri italiani.
Conobbi Marco Lucchesi nel 1988, dirigeva da poco tempo il TeatroDue di Roma, un piccolo spazio in via due Macelli, vicino a Piazza di Spagna. Il mio amico Nicola Pistoia mi presentò Marco che, interessato a mettere in scena testi di drammaturgia contemporanea, stava per allestire La grazia umana di Antonio Nediani il cui protagonista era l’attore Roberto Herlitzka insieme a Elisabetta Carta. La scenografia era firmata da Sergio Tramonti. Marco mi propose di fare l’assistente alla regia e pensai che poteva essere arrivato il momento e l’occasione di dare una sterzata al mio lavoro.
Fu un periodo vivace e appassionante che si prolungò fino al 1992.

L’anno seguente 1989, Marco mi volle per fare la cooprotagonista, con Duilio Del Prete e Anna Menichetti, di un testo del poeta Elio Pecora, dal titolo Nell’altra stanza. Era una storia familiare in cui si consumava il dramma di un figlio drogato, che mai si vedeva e che restava appunto nella stanza accanto, mentre il resto della famiglia era in scena, intorno ad un grande tavolo, discutendo il da farsi e incolpandosi reciprocamente.
Metà delle poltrone della platea furono tolte e lì fu creato lo spazio scenico, mentre un grande specchio inclinato era stato collocato sul vero e proprio palcoscenico. Recitavamo quindi a due passi dal pubblico che così veniva facilmente coinvolto dal dramma. Ricevemmo molte congratulazioni e furono scritte molte recensioni.
Pensai che stavo procedendo sul giusto cammino.


NEL 1990 Marco Lucchesi mi propose d’interpretare, sempre a fianco di Anna Menichetti, un altro testo di Elio Pecora Il cappello con la peonia. Anna era una brava attrice, aveva lavorato molte volte con Franco Enriquez, con Sandro Sequi e con molti altri registi, fin dagli anni ’60. Aveva un carattere allegro e io mi trovavo molto bene con lei, sebbene fosse di diversi anni più grande di me. E poi mi piaceva il suo modo di lavorare: precisa, scrupolosa e sempre intelligente. Ci divertimmo a recitare questo testo e le recensioni furono buone. Io interpretavo il ruolo di un’assistente sociale che cercava di salvare una donna emarginata, un po’ svanita, eccentrica ma estremamente simpatica, e così nasceva una relazione amichevole e complice fra le due donne, proprio com’era avvenuto nella nostra vita reale.

All’inizio del 1991 ripresi il mio ruolo di regista assistente di Marco Lucchesi con un testo Posizione di stallo, di Pavel Kohout, con Renato Campese, Anna Menichetti e Enzo Robutti.

Poi, nel 1992 fu l’ultima volta che partecipai ad un allestimento del TeatroDue.
Sempre per la regia di Marco affrontammo un testo da titolo Visita di un padre a suo figlio di Jean-Louis Bourdon, con Sergio Fantoni e Alessandro Gassman.

Fui molto contenta di conoscere Sergio Fantoni, bravo attore e persona speciale, cordiale, affettuoso e uomo semplice. Nonostante la sua lunga carriera, e i grandi registi con cui aveva lavorato, non mostrò mai vanità o egocentrismo, al contrario, era sempre disponibile a trovare la strada migliore per interpretare il suo personaggio ed era sempre generoso verso i colleghi.
Anche di Alessandro Gassman ho un buon ricordo, era ancora molto giovane ma era già un cavallo di razza che sapeva bene cosa significava fare teatro e i sacrifici necessari per arrivare.