Durante l’ estate del 1984, prima di giungere in Puglia dove avrei recitato uno spettacolo per il teatro stabile del Salento, mi fermai a Positano per un incontro con Franco Zeffirelli. M’invitò a pranzo nella sua bella villa a picco sul mare. I suoi ospiti erano sceneggiatori americani soprattutto, e fui meravigliata di trovare anche le gemelle Kessler che rientravano dalla spiaggia, dopo il bagno, in accappatoio e turbante. Franco fu molto cordiale e mi osservò con attenzione. Cercava un’attrice per il ruolo della Signora Ponza nel Così è (se vi pare) di Luigi Pirandello. Mi disse che mi avrebbe fatto un’audizione a settembre a Roma. E così fu.
Preparai un monologo tratto da Vestire gli ignudi di Pirandello. Nonostante la forte e inevitabile emozione di recitare di fronte a Zeffirelli (ricordo che trangugiai un bicchiere di cognac prima di salire in scena) andai molto bene e fui presa.
Le prove dello spettacolo iniziarono a novembre, proprio il giorno del mio ventinovesimo compleanno, e si svolsero a casa di Franco sull’Appia Antica, una villa magnifica con un giardino pieno di piante esotiche. Molto tempo dopo scoprii che apparteneva a Berlusconi.
La compagnia era piuttosto eterogenea. Paola Borboni interpretava la Signora Frola, Pino Colizzi il Signor Ponza, Alfredo Bianchini Lamberto Laudisi, e poi c’erano Tino Bianchi, Marina Dolfin e molti altri attori più giovani .


Il mio ruolo era breve ma importante. La signora Ponza è un personaggio chiave, simbolico e misterioso. E’ attesa per tutta la durata del testo perché solo lei può rivelare la verità. In realtà rivela solo il pensiero di Pirandello per il quale non esiste un’unica verità: tutte e nessuna allo stesso tempo possono essere possibili.
Zeffirelli mi fece entrare dalla platea, accompagnata dal Signor Ponza, salivo le scalette per arrivare in palcoscenico e lì pronunciavo la famosa frase durante l’intenso monologo “..io sono colei che mi si crede…”.

Alla fine della prima prova che feci in scena, scattò un grande applauso da parte dei miei colleghi insieme ai complimenti di Zeffirelli: “Brava, davvero brava!”, mi disse. Fu una bella soddisfazione che continuò tutte le sere durante le repliche. L’applauso da parte del pubblico fu una costante. La tournée durò per ben due stagioni (1984/85). Girammo per i teatri del nord, del centro e del sud d’Italia. Passavamo da quelli di provincia a quelli delle grandi città, tutti sempre esauriti.

Il nome di Zeffirelli suscitava grandi entusiasmi, e anche la Borboni, sebbene anziana, aveva i suoi ammiratori dovunque. Le recensioni furono tantissime, e spesso, io stessa, avevo il camerino pieno di pubblico che veniva a chiedere l’autografo.
La vita era piuttosto movimentata, spesso recitavamo in una città e la sera dopo in un’altra. A volte mi svegliavo la mattina in albergo con la strana sensazione di non sapere dove fossi. Ricordo che salivo sui treni, o su qualche auto dei colleghi, trascinando un’enorme e pesante valigia dovendo stare per lunghi periodi fuori casa.
Frequentavo prevalentemente gli attori della mia età, ma ogni tanto mi piaceva andare nel camerino della Borboni e ascoltare i racconti della sua vita teatrale. Aveva già 84 anni ma parlava con disinvoltura dei suoi amanti che, negli anni ’20 quando era molto giovane e bella, la seguivano a teatro e le regalavano gioielli e danaro. Lei però aveva amato un solo uomo, un grande attore, Salvo Randone.
E poi mi diceva che si considerava la prima attrice del secolo perché era nata nel ‘900 e la prima che in Italia recitò a seno nudo.
La sua determinazione poi era straordinaria tanto che nel 1945, dopo la seconda guerra mondiale, decise di formare una compagnia pirandelliana. Ma purtroppo in quel momento Pirandello non era amato in Italia perché si riteneva che avesse aderito al fascismo, e la compagnia quindi non riuscì ad imporsi. Così una notte di Natale lei si ritrovò sola, in estrema povertà, mangiando pane e latte. “Nonostante tutto cara-mi disse con quel suo timbro di voce inconfondibile- ho sempre continuato la mia carriera con passione, e sono sempre stata convinta delle mie scelte artistiche.”
Ascoltarla in quei lunghi mesi di tournée fu per me una grande lezione di vita.

Finita la tournée tornai a Roma. Ero molto stanca, anche un po’ confusa, demotivata. Tutto era andato bene, ma sentivo il bisogno di fermarmi, di riflettere. Dovevo prendermi una pausa.