1972

Avevo appena sedici anni ed ero una ragazza timida. Frequentavo il liceo linguistico con buoni risultati e immaginavo che un giorno avrei lavorato come traduttrice letteraria. Adoravo il francese soprattutto. Come la maggior parte dei ragazzi degli anni ’70 facevo politica tra gli extraparlamentari di sinistra.  Ma in realtà non amavo troppo l’impegno politico, non mi era congeniale. Mi pareva che tutti fossero troppo arrabbiati, troppo violenti e pensavo che per trasformare la società fossero necessari anche e soprattutto strumenti culturali. Qualcosa mi diceva che dovevo andare altrove.

Nel gennaio del 1972 venni a sapere che al teatro La Pergola di Firenze, la città in cui ero nata e vivevo, stavano organizzando dei corsi di teatro per i giovani. L’iniziativa voluta dal direttore Alfonso Spadoni, si chiamava ETI 21, perché allora si diventava maggiorenni a ventun anni. Già da bambina andavo a teatro con la mia famiglia per cui la frequentazione di quel luogo mi era consueta.

M’iscrissi al corso che prevedeva l’incontro con alcuni grandi attori.

Il primo giorno il foyer della Pergola era strapieno di ragazzi che aspettavano il protagonista della serata:  Vittorio Gassman.

Naturalmente io lo avevo già visto recitare a teatro. Sapevamo che era un personaggio non facile e pensavo che sarebbe stata una lezione piuttosto distaccata. Invece constatai con meraviglia che amava i giovani e per questo squadernò con grande simpatia tutte le sue carte. Ci raccontò come aveva iniziato a fare teatro, gli anni dell’Accademia e le tecniche che aveva imparato per usare la voce con tutte le sue potenzialità.

Rimasi molto colpita da questo.

Nei mesi successivi si avvicendarono molti altri attori e registi tra cui: Eduardo De Filippo, Paolo Stoppa, Rina Morelli, Romolo Valli, Carlo Giuffré, Carmelo Bene e molti altri. Cominciai ad entusiasmarmi.

Nella primavera del 1972 tra gli studenti si formarono dei gruppi di lavoro. Io non pensavo di partecipare ad una messa in scena, ero troppo timida e non credevo di avere una particolare attitudine alla recitazione. Ma Domenico De Martino mi spinse a fare un’audizione su parte per l’allestimento di Ascesa e rovina della città di Mahagonny di Bertold Brecht di cui curava la regia. Inaspettatamente fui scelta per fare la protagonista femminile: Jenny Hill, una prostituta. L’opera era recitata e cantata con le musiche di Kurt Weil. Mi misi a studiare, ascoltavo il disco, cantato dalla grande Milly, più volte al giorno, e cercavo d’imitare quella voce straordinaria tentando però di trovare anche una strada personale. 

Fui completamente affascinata da quest’esperienza: lavorare insieme agli altri ragazzi per realizzare al meglio lo spettacolo, ridere dei difetti altrui o vergognarsi terribilmente dei propri, la paura di non ricordare le battute o di non essere concentrata, l’effetto straniante di essere un’altra, il personaggio. E poi scoprire la sensazione sconvolgente dell’adrenalina, il giorno della prima davanti al pubblico, che pervase il corpo, la mente e il cuore. E infine l’emozione, mai provata prima, nel momento degli applausi. Pensai che non avrei più potuto smettere.

Mahagonny .1972
Elsa Agalbato, Ascesa e rovina della citta di Mahagonny, Firenze, 1972